Alimenti e bevande cannabis light, esperti: “No” alla guida

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Test in pista pre e post assunzione

Milano, 24 ott. – Pasta, cioccolato, birra e molto altro ancora: si stanno diffondendo a vista d’occhio nelle città italiane i negozi che propongono prodotti a base della cosiddetta cannabis light, ovvero la varietà a basso contenuto di principio psicoattivo. Ma siamo certi che il loro consumo sia sempre privo di effetti, soprattutto su attività delicate come la guida? A richiamare l’attenzione sul fenomeno, che coinvolge i giovani ma anche i consumatori in età più matura, è Quattroruote che ha organizzato un test sulla propria pista, misurando le capacità al volante di soggetti volontari prima e dopo l’assunzione di cibi a base di cannabis light, con la consulenza scientifica di un medico e degli esperti dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano. Per le prove, Quattroruote ha acquistato in incognito, in un negozio del centro di Milano, alcuni prodotti alimentari a base di cannabis, chiedendo poi alla redazione de Il Cucchiaio d’Argento, brand della stessa Casa editrice, di utilizzarli per confezionare dei dolci. Ai tre tester (uno dei quali ha solo mangiato, mentre il secondo ha sia mangiato sia bevuto e il terzo ha solo bevuto) sono stati prelevati – prima e dopo il consumo delle sostanze – dei campioni di saliva e urine, inviati per le analisi al Laboratorio di Tossicologia forense dell’Università di Pavia al fine di determinare la presenza di alcaloidi con effetti psicoattivi. Le prove in pista si sono focalizzate su aspetti rilevanti ai fini della sicurezza come il peggioramento dei tempi di reazione, la distorsione nella percezione della velocità, la percezione degli stimoli luminosi, gli errori in frenata e in accelerazione; sono state ripetute dopo un intervallo di tempo dall’assunzione delle sostanze giudicato sufficiente dagli esperti per determinare eventuali disabilità nella guida. I risultati sono stati significativi: pur non commettendo errori di guida clamorosi, i tre tester hanno incrementato in maniera significativa i falsi allarmi (ovvero gli azionamenti del pedale del freno in assenza dello stimolo visivo) nella prova statica dei riflessi. A questo si è aggiunto un aumento del tempo di reazione a veicolo fermo di uno dei soggetti, che ha anche messo in luce una percezione distorta della velocità stimata rispetto a quella effettiva. Piccoli segnali riferiti a un campione limitato, ma che possono suonare come un campanello d’allarme. 

Fonte: askanews.it

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